La telenovela Pagine di vita di Manoel Carlos esplora la vita quotidiana di personaggi comuni, affrontando temi universali come amore, perdita, inclusione sociale e conflitti familiari. Tra le trame centrali emergono due figure femminili che rappresentano concezioni diverse di donna: Helena (Regina Duarte) e Marta (Lília Cabral).
Analizzando le loro storie si può comprendere la costruzione sociale della femminilità, della maternità e dei ruoli di genere nella società contemporanea, mettendo a confronto tradizione e modernità.
Helena: la madre moderna
Helena Camargo Varella è un’ostetrica che, all’inizio della telenovela, vive una crisi nel suo matrimonio con Greg (José Mayer) e non si è mai realizzata come madre, avendo perso la figlia che aveva generato ancora in tenera età. Con lei vivono la fedele domestica Lídia (Thalita Carauta) e Salvador (Jorge de Sá), il figlio di una ex domestica che Helena adotta praticamente come suo dopo la morte della madre. Inoltre, Helena ha un rapporto complesso con il medico Diogo (Marcos Paulo), suo ex fidanzato ai tempi dell’università.
Oltre alle difficoltà coniugali, Helena, come ostetrica, assiste alla nascita dei figli della giovanissima Nanda (Fernanda Vasconcellos). Mentre il neonato maschio viene accolto dalla nonna biologica Marta, la piccola Clara, nata con Sindrome di Down, viene rifiutata dalla nonna. Helena decide allora di adottare la bambina e si dedica completamente alla sua crescita, incarnando il ruolo di madre protettiva e responsabile, capace di offrire affetto e attenzione in assenza di sostegno familiare.
Helena rappresenta la donna moderna, capace di coniugare professionalità e maternità. La sua maternità è attiva, etica e sociale: non si limita a occuparsi dei figli, ma si batte anche per i loro diritti e contro i pregiudizi, come nel caso di Clara, a cui garantisce un’istruzione normale sfidando le barriere culturali e familiari. La sua figura va oltre l’idea tradizionale di madre come custode della casa e dei figli: Helena protegge, educa e ama, ma allo stesso tempo gestisce la propria vita, il lavoro e gli affetti in modo equilibrato.
Attraverso la cura dei figli adottivi e l’impegno nella difesa dei diritti dei bambini, Helena mostra che essere madre oggi può significare autonomia, realizzazione personale e responsabilità sociale, incarnando una femminilità moderna in cui il ruolo materno si integra con la libertà di scelta e l’indipendenza.
Marta: la contraddizione del ruolo femminile
Marta Toledo Flores è madre di Nanda (Fernanda Vasconcellos) e Sérgio (Max Fercondini) e moglie di Alex (Marcos Caruso). Donna dal cuore duro, ha imparato a sopravvivere in un mondo che “inghiotte i buoni senza pietà”. Proprietaria di una casa di feste per bambini, un’attività in contrasto con il suo carattere irascibile, Marta dimostra di non amare particolarmente i bambini. Di estrazione medio-alta, si considera vittima della vita e coltiva sogni di grandezza, che l’hanno spinta a mandare Nanda a studiare all’estero, facendo sacrifici per offrirle opportunità che un tempo avrebbe voluto per sé stessa. Quando scopre che la figlia è incinta, sente vanificati tutti i suoi sforzi e reagisce con rabbia.
Marta è caratterialmente complessa: con la famiglia appare dura e crudele, mentre con chi possiede risorse o influenza, come Léo (ex di Nanda e padre dei gemelli), diventa strategica e calcolatrice. Rifiuta senza rimorsi la nipote Clara, nata con Sindrome di Down, dichiarando alla famiglia che la bambina è morta alla nascita. Vive una costante rivalità con la sorella Veronica (Silvia Salgado), che ha maggiori mezzi finanziari.
Nonostante assuma un ruolo attivo nella famiglia, sostenendo la casa, prendendo decisioni importanti e lavorando per mantenerla, Marta conserva convinzioni molto conservatrici sul ruolo della donna nella società: vorrebbe essere solo moglie e madre, sostenuta economicamente dal marito, senza dover assumere altre responsabilità.
La perdita della figlia amplifica la freddezza, l’amarezza e il rancore che prova verso la vita e la famiglia, generando frustrazione e difficoltà relazionali.Nonostante assuma un ruolo attivo nella famiglia, sostenendo la casa, prendendo decisioni importanti e lavorando per mantenerla, Marta conserva convinzioni molto conservatrici sul ruolo della donna nella società: vorrebbe essere solo moglie e madre, sostenuta economicamente dal marito, senza dover assumere altre responsabilità.
Il percorso di Marta mostra chiaramente la tensione tra tradizione e modernità: pur vivendo in un contesto che offre nuove possibilità alle donne, non riesce a conciliare autonomia e femminilità. Il senso di colpa e la presenza simbolica della figlia defunta ricordano costantemente le responsabilità trascurate, aggiungendo un livello etico e simbolico alla sua vicenda. La sua storia invita a riflettere sul ruolo della donna, sulle pressioni culturali e sulle difficoltà di armonizzare desideri personali, aspettative sociali e responsabilità familiari. In conclusione, Marta rappresenta la donna che fatica a trovare equilibrio tra tradizione e modernità. Pur essendo capace di assumere responsabilità e prendere decisioni, la sua incapacità di armonizzare femminilità e autonomia la porta a sofferenza emotiva e isolamento, mostrando il lato complesso e spesso doloroso del percorso femminile in una società in trasformazione.
Attraverso queste due figure, Manoel Carlos articola un discorso sul genere, la maternità e l’autonomia femminile, mostrando che il femminile contemporaneo non è definito unicamente dalla riproduzione biologica, ma da una rete di scelte, responsabilità e relazioni sociali.
La telenovela, così, offre una riflessione critica sul significato di essere donna oggi, bilanciando valori tradizionali e nuove possibilità di realizzazione personale e professionale.E tu hai visto questa telenovela? Cosa ne pensi?
Lasciami un commento!



Commenti
Posta un commento